7/11/2018 - Numero chiuso o aperto nel 2019?
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Numero chiuso o aperto nel 2019?

Intervista alla Coordinatrice scientifica dell'Accademia PREAIMS

 

- Ha letto l’articolo del Messaggero? Il governo vuole abolire il test di Medicina già dal prossimo anno.

Penso sia un Autunno caldo per la sanità. Il Governo deve oggi risolvere un importante problema creato dal governo precedente, ovvero quello del mancato rinnovo del contratto dei medici, per il quale non sono giustamente mancate proteste in piazza Monte Citorio. Il Governo sta cercando soluzioni e suppongono che la volontà di abolire il numero chiuso vada analizzata in questo contesto. Infatti, il Ministro della Salute, Giulia Grillo, ha evidenziato che occorre programmare un numero dei medici allineato con quello degli specialisti. Ma non posso non pensare alle parole di Filippo Anelli, presidente della Federazione dell’Ordine dei Medici, quando dice che non si devono illudere i giovani, perché dapprima occorrerebbe risolvere il problema delle borse di specializzazione e di medicina generale, che sono in numero sensibilmente inferiore rispetto al numero dei laureati, ovvero l'imbuto formativo che vede ogni anno giovani medici esclusi dalle scuole di specializzazione e condannati ad un anno di sotto-occupazione o disoccupazione.

- Cosa pensa a riguardo: test di accesso si o no?

In realtà non ho una posizione a riguardo. Dal punto di vista etico, sono a favore dell’abolizione del numero chiuso, perché a mio avviso nega il diritto allo studio, che è garantito dalla nostra Costituzione (art.34), tuttavia conosco bene la realtà accademica e comprendo le motivazioni che spingono molte facoltà a ridurre il numero dei loro studenti. Quindi, logisticamente, penso sia più corretto per gli stessi studenti e maggiormente per i pazienti che hanno diritto a essere curati da medici competenti, che debba essere dapprima salvaguardata la qualità della didattica. Aprire l’accesso a Medicina senza che le stesse Università siano pronte, certamente porterebbe ad un sovraffollamento delle aule e quindi a una riduzione del rendimento universitario. E non dobbiamo dimenticarci che oggi i finanziamenti all’Istruzione dipendono dal rapporto del numero dei laureati rispetto al numero degli iscritti. Penso invece che un aumento graduale del numero dei posti sia fattibile, considerando che il Consiglio di stato ha esteso già quest’anno la ricognizione dei posti sulla base degli iscritti agli ordini professionali che di fatto non esercitano l’attività sanitaria nelle strutture pubbliche o private.

- Paolo Tiramani (deputato della camera) ha asserito: <<andremo a scontrarci con qualche lobby perché c’è chi sui corsi di preparazione fa un vero e proprio business, quindi l’abolizione de plano dà fastidio a qualcuno>>

Il deputato Tiramani si è candidato dichiarando di voler avvicinare il cittadino alla politica. Suppongo quindi che questo pensiero sia condiviso da molti. Tuttavia, avvalendomi del metodo scientifico, non posso che valutare anche gli aspetti negativi di questa proposta e non solo quelli positivi. Bisogna vagliare tutte le condizioni al contorno. Non nascondo che questa grande bolla mediatica, mi sembra un po’ uno specchietto per le allodole. Infatti, sebbene il modello francese proposto dallo stesso Tiramani permetterebbe a tutti di seguire il primo anno, valutando ideologicamente la reale attitudine dello studente a proseguire il percorso universitario indipendentemente dall’istituto di provenienza, tuttavia nessuno ha evidenziato che in Francia solo il 15-20% degli iscritti al primo anno superano il test la prima volta e, quindi, che la classe del secondo anno è formata per il 40% da ripetenti. Penso che questo sia un aspetto che le Università devono valutare. E contrariamente a quanto asserito dal deputato, è chiaro che le lobby abbiano invece tutto l’interesse a far abolire il numero chiuso. Con il modello francese, al secondo fallimento non si ha più la possibilità di proseguire il percorso di studi! La posta in gioco diverrebbe quindi più alta e certamente, come in Francia, ci sarebbe una maggiore richiesta di corsi di preparazione ai test. Inoltre, sono d’accordo con Antonio Magi (presidente dell’Ordine dei medici di Roma) quando dice che ancor prima del numero chiuso bisognerebbe pensare alla programmazione, giacché il numero degli iscritti è notevolmente maggiore rispetto a quello dei laureati.

- Considerazioni sul test. Giulia Grillo dice che non è meritocratico perché non seleziona i migliori ma solo chi ha più memoria. Lei cosa ne pensa?

Sono d’accordo che non sia meritocratico ma non sul perché. Ritengo che non sia meritocratico perché sono numerose ogni anno le irregolarità che avvengono. E questo non lo dico io o i ragazzi che affrontano il test, ma lo dicono i ricorsi accolti. Noi seguiamo i ragazzi, anche dopo il test, perché siamo avidi di informazione sulle prove e perché dopo quasi un anno che li seguiamo, ci affezioniamo ai nostri corsisti e siamo curiosi di conoscere i risultati e le loro impressioni. Purtroppo quest’anno ci è stato riferito che, in una sede, a causa della non informazione degli addetti alla validazione esecutiva del test, una ragazza ha dovuto sospendere la prova per 30’, perdendo quindi il 30% del tempo (la prova dura infatti 100’). Nello specifico, dapprima le è stato detto di utilizzare come foglio di brutta la scheda anagrafica, poi che la prova doveva essere annullata perché aveva scritto sulla scheda anagrafica e, solo dopo l’intervento di una terza persona, le è stato permesso di continuare il test. Per chiarezza, nel bando, è precisato che il modulo delle risposte non deve contenere segni, pena l’annullamento, mentre la scheda anagrafica deve essere sostituita solo se risulta impossibile identificare il candidato e, in questo caso, è possibile senza cambiare l’intero plico. Ovviamente la mancanza di una persona non deve condannare tutto l’Organo competente, ma sicuramente farci riflettere se non ci sia qualcosa da migliorare nel Sistema.